Greetings from Varsavia

di Mapperò

Ciò che a Varsavia è successo, nun è cosa de adesso e lo schifo che c’è stato nun può esse dimenticato. Ma ciò che me fa rode ancora de più de quello che ho sentito è ave visto la gente ancora pronta a punta er dito. Quel dito puntato su comando vocale, quel dito puntato sempre nel modo più facile e banale.

Perché prima de sti giorni in cui la verità è uscita, nun ho sentito dì a nessuno “ma davvero è così che è ita?!” I soliti scontri, i soliti incidenti, hanno fatto quasi bene ad arresta sti delinquenti.

Poi però la cosa cambia e se fa avanti n’altra storia, na cosa alquanto assurda, per chi corta ha la memoria. Ma nessuno che se alza e dice “ho fatto na cazzata, me scusassero signori se ho parlato senza sape come fosse andata”. La solita politica, la solita italietta, quella che pe paura de decide, preferisce ditte aspetta.

E aspettamo che ce frega, due giorni al gabbio che saranno, accertamose davvero che nun hanno fatto er danno. E se è sfuggita la situazione o è stata sottovalutata è perché si parli de tifosi, ogni ingiustizia è tollerata.

E allora dimenticamo che lì c’erano italiani, dimenticamo che chiunque passa ormai ce fa la prepotenza, dai marò a Varsavia, tricolore è la coerenza. Famo così, dimenticamo pure quello che è accaduto, ma nun scordamose chi è rimasto a guardà sul ciglio della fossa seduto.

Liberi Tutti, Liberi Subito.

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