Non ho votato Marino. Lo voterei ora.

Tanto alla fine vincono loro. Vince chi comanda, vince chi mente, vince chi ha sempre vinto. Davvero pensate che il problema di Roma sia Marino?! Siate onesti con voi stessi, davvero lo pensate?!  Le buche per strada? Ma quelle ricordo c’erano anche quando avevo 16 anni. Marino non lo conoscevo, eppure quando giravo con il mio Scarabeo 50, le botte le sentivo tutte. I trasporti pubblici vergognosi?! Eppure prima ancora di avere il motorino, li prendevo. Non c’era una volta in
cui non imprecavo il mondo per un ritardo, la puzza, la calca o anche solo la maleducazione del prossimo. Il degrado?! Le scene pietose di una città allo sbando erano all’ordine del giorno, solo che allora non c’erano gli Iphone, i video, gli hashtag, Facebook, Twitter. Ah, neanche Marino.

Quindi cos’è questo accanimento?! Questa insofferenza?! Davvero ancora non capite che se l’attacco mediatico è così forte, significa che forse la strada è quella giusta? Oppure la questione è il solito interesse personale, la solita incapacità di sacrificare anche solo la libertà di parcheggiare in doppia fila. Della serie speriamo che le cose cambino, ma senza cambiare noi.

Io non ho votato Marino, ma probabilmente lo voterei ora. Ero fermamente convinto che il sindaco di Roma, sarebbe dovuto essere romano. Avrebbe dovuto avvertire le sensazioni della città con un’empatia straordinaria. Ora ho qualche dubbio in più.
Perché il romano tende sempre a chiudere un occhio, tende a lasciare andare, tende alla superficialità. È natura e cultura. Io stesso riconosco di esserlo, chi può esimersi dal dirlo?! È stata per secoli la nostra bellezza, ma nei contesti odierni, sta sempre più diventando la nostra croce.

 
Non nascondiamoci, Roma è questo. Roma è la città in cui chi fa rispettare le regole è “pesante” e chi non è furbo è per forza un coglione.

 
Bisognerebbe leggere cosa ha fatto Marino per questa città, prima di gioire per le sue dimissioni. Marino non è un politico, eppure stava facendo quello che i decantati politici non hanno fatto per Roma in decenni. Il primo giorno in cui si è insediato ha chiamato la Guardia di Finanza consegnando i documenti dei 5 anni precedenti il suo insediamento (quelli di Alemanno e Mafia Capitale),  ha denunciato i Vigili urbani assenti ingiustificati a Capodanno, ha chiuso Malagrotta dopo 30 anni dando a Roma la possibilità di accedere nuovamente ai fondi europei ed identificando un nuovo centro per i rifiuti a Rocca Cencia, ha riaperto i cantieri della Metro C, ha cacciato l’Amministratore Delegato di Ama (poi arrestato con Mafia Capitale), ha spostato tutti gli assunti in ATAC da Alemanno, che rubavano uno stipendio in ufficio, a fare i controllori,  ha tolto quei camion baracconi indecenti dal centro storico, ha pedonalizzato la via più bella di Roma, la stessa cosa che se fosse stata fatta a Parigi o Londra, avremmo detto “perchè a Roma no?!”, ha riportato in attivo il Teatro dell’Opera, ha stabilito nuove leggi più restrittive per gli appalti pubblici, ha messo il GPS alle spazzatrici che prima non avevano neanche un percorso da seguire, ha ristrutturato molti dei monumenti più importanti di Roma grazie alla capacità di attrarre investimenti dai privati, messo in programma il rifacimento delle maggiori arterie stradali scoprendo, come nel caso di Via Marsala, che non c’era neanche l’allacciatura alla rete fognaria, sta pagando un debito che non ha creato certamente lui e si potrebbe continuare a lungo. Di certo sarebbe una lista più lunga di quella in cui potreste scrivere una cena con la moglie e un funerale di un boss, per cui peraltro, hanno pagato quelli che avrebbero dovuto pagare meno: Marino e il pilota dell’elicottero.

Le domande non vanno rivolte ai giornalisti, lobbisti e politici di ogni schieramento. È chiaro l’attacco congiunto, chiara la facilità di un’unione politica quando c’è da abbattere chi prova a fare il bene comune, ostacolando chi ha sempre difeso, solo e soltanto quello individuale.
Lo stesso bene individuale che vi porterebbe a votare nuovamente Alemanno o ad accogliere Gabrielli (è questa la strada) con fanfare e trombe. D’altronde lo vuole Matteo, esperto di poltrone non elette.
Sarebbe più utile utilizzare l’ossigeno per ruttare piuttosto che fare a questi personaggi l’ennesima domanda, per ricevere poi, l’ennesima, finta, calcolata risposta. Loro sono iene. E le iene, infami e vili, si gettano sulle carcasse. Il che non le renderebbe peggiori di altri animali, se non fosse che quando lo fanno, ridono. Ridono sbranando un corpo morto, ridono perché sanno che pur non cacciando, a fine giornata mangeranno. Quella carcassa è Roma. Signori miei.

Perché per fare del bene bisogna fare quello che è giusto, non quello che conviene. Senza se e senza ma. Ma il bene comune, spesso non coincide con quello personale. È solo allora che si capisce chi ama la sua città o solo la sua casa. È solo allora che si vede chi davvero è disposto a rinunciare ad un privilegio per permettere alla propria città di migliorarsi. Non sarà più così. Marino si è dimesso, scivolando su una questione sulla quale, onestamente, non sarebbe caduto neanche un bambino. Dimostrandone forse proprio l’ingenuità.
Quella che resta però, è l’immagine di una profonda indignazione generale, sempre mainstream, scatenatasi da ogni palazzo di una città in cui la colpa è sempre dell’altro. Magari se la stessa indignazione l’avessimo avuta per le tagliole in parlamento, la compravendita dei parlamentari, i 3 premier consecutivi non eletti, l’assoggettamento alle politiche europee, le leggi salva amico dell’amico e gli appalti truccati, forse ora staremmo tutti meglio. Ma si sa, indignarsi costa fatica ed impegno, poi non ha molto senso farlo se non va di moda. Meglio aspettare che la massa arrivi, basterà aprire bocca e seguire la corrente. E ancora una volta saremo riusciti ad evitare il rischio di cambiare.

C’è una canzone di Antonello Venditti, si chiama “Sora Rosa”. Dopo che avete finito di festeggiare quella che non capite essere l’ennesima sconfitta di Roma, magari ascoltatela, finisce dicendo: “Annamo via, tenemose pe’ mano, c’è solo questo de vero pe’ chi spera, che forse un giorno chi magna troppo adesso, possa sputa’ le ossa che so’ sante.” Speramo bene Roma, speramo bene.

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